Predella
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La "strana coppia" e altri studi sul Rinascimento umbratile

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di Gerardo de Simone e Fabio Marcelli*

 

Il viaggio tra il Lazio, l'Abruzzo, l'Umbria e le Marche raccontato in questo numero di “Predella” – Su Lorenzo da Viterbo e Piermatteo d'Amelia. Ricerche in Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria – è iniziato con passo lento. Meditato all'avvio con riflessioni che hanno impegnato alcuni autori di questi saggi e altri studiosi, durante tre convegni organizzati nel 2010 ad Amelia, Spoleto, Vasanello e Castiglione in Teverina, dedicati allo studio dei temi illustrati nella mostra: Piermatteo d'Amelia. Il Rinascimento nell'Umbria meridionale[1].

Accompagnare o precedere un'esposizione con un convegno è una scelta importante, che qualifica le mostre nate con una solida fisionomia scientifica e culturale. Basterà ricordare, nelle terre di adozione di questo numero, tre mostre e le loro sessioni di studio che hanno segnato un punto fermo nella storiografia artistica dell'Italia centrale: Il Quattrocento a Camerino, luce e prospettiva nel cuore della Marca (Camerino 2002), Perugino il Divin pittore (Perugia 2004), Gentile da Fabriano e l'altro Rinascimento (Fabriano 2006)[2]

La stessa riscoperta storico-critica del patrimonio di quelle che erano lette come terre ‘minori’ dell'arte centro-italiana, l'Abruzzo, il Viterbese, il Ternano e la Valnerina o le Marche appenniniche, ha beneficiato di rassegne come La pittura viterbese dal XIV al XVI secolo (curata nel 1954 a Viterbo da Italo Faldi e Luisa Mortari), o delle mostre pensate per illustrare l'attività di tutela e ricerca sul territorio delle Soprintendenze.

Queste pagine di Predellapercorrono la ‘via degli Abruzzi’ che veicolava stili e manufatti fiorentini, unendo la Toscana a Napoli senza transitare per Roma; le grandi vie consolari Cassia (l’asse Siena-Viterbo), Flaminia e Salaria, che proiettavano i destini e le speranze di nobili in cerca d'affermazione o di prelati, mercanti, intellettuali, artigiani e artisti in cerca di fortuna a Roma. Dalle alture appenniniche, infine, Predella”  approda sul mar Adriatico, lungo le rotte dei commerci e delle devozioni.

L'estensione dei tracciati viari qui evocati testimonia la ricchezza di un numero pregno di novità e spunti; firmato da giovani ricercatori – in linea con l'identità ‘generazionale’ della rivista – e da studiosi esperti. Gli uni e gli altri impegnati in una feconda sinergia intellettuale, illustrata da saggi scritti con uno spettro metodologico ampio: indagine storica e stilistica, storia della critica e della conservazione, iconografia, committenza e trame culturali.

Due tra i protagonisti di questa storia dell'arte delle periferie, Italo Faldi e Federico Zeri, hanno condiviso il loro percorso amicale e di studi percorrendo le vie umbre e laziali sulle tracce di Lorenzo da Viterbo e di Piermatteo d'Amelia; itinerario che Predella, oggi, idealmente rievoca e riannoda.

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Lorenzo e Piermatteo furono tra i protagonisti della pittura italiana nella seconda metà del Quattrocento. Il loro prestigio si estese oltre le regioni di origine: basti ricordare che il maestro viterbese nel 1473 fu raccomandato a Lorenzo il Magnifico dal suo protettore, il cardinale Jacopo Ammannati Piccolomini (indizio per studiare una sua attività fiorentina e senese per noi ancora misteriosa), e che il pittore amerino fu contattato da un emissario di Isabella d'Este, Floramonte Brognolo, nel 1505[3].

In ambo i casi “maestro Lorenzo da Viterbo” e “maestro Pier Matheo dipintore” sono lodati dai loro mentori per l'eccellenza del magistero in due generi pittorici peculiari: i “fregi”, decorazioni all'antica, forse monocrome, di Lorenzo e le decorazioni con tema astronomico-cartografico per Piermatteo, al quale si propone di commettere la pittura di un globo terrestre e di un globo celeste, sul modello di quelli presenti nella biblioteca papale.

Piermatteo beneficiava della fama conquistata con il Cielo stellato (fig. 1) che decorava la volta della Cappella Sistina (1479) e, probabilmente, con le vedute di città nella loggia del Belvedere di Innocenzo VIII dipinte, scrive Giorgio Vasari: “alla maniera dei fiamminghi che, come cosa insino allora non più usata, piacquero assai”. Intorno a Piermatteo 'cosmografo', le contingenze hanno impedito di veder qui pubblicata una innovativa ricerca di Vincenzo Farinella ma, d’accordo con l’autore, siamo lieti di fornirne una piccola anticipazione. Farinella ipotizza che il tracciato astronomico disegnato da Piermatteo sulla volta della Sistina descrivesse l’allineamento degli astri e delle costellazioni corrispondente al giorno di nascita di Sisto IV, papa cultore degli astri, il 21 luglio 1414: ne verrebbe così consolidata la lettura del ciclo sistino come celebrazione del pontefice ligure.

 

Lorenzo e Piermatteo: la “strana coppia” della pittura rinascimentale centro-italiana, che ha fecondato l'humus artistico della Tuscia (alto Lazio, Umbria meridionale, bassa Toscana), fino a lambire le terre confinanti in Abruzzo e nelle Marche. Protagonisti di un dialogo con differenze marcate negli esiti stilistici, ma complementare nelle intonazioni emozionali ed espressive.

Lorenzo e Piermatteo furono all’incirca coetanei ed entrambi interpreti della lezione di ordine, luce, prospettiva di Piero della Francesca. Ma se l'arte precoce di Lorenzo innesta sul magistero del borghigiano le novità toscane degli anni sessanta (Maso Finiguerra, Baldovinetti, Pollaiolo), Piermatteo matura invece nella decade successiva, perfezionando la grazia lineare appresa da Filippo Lippi (di cui fu collaboratore a Spoleto) con le eleganze verrocchiesche e le preziosità fiamminghe.

Piermatteo dovette ammirare più d’una volta gli affreschi della Cappella Mazzatosta, affascinato dalla maestrìa prospettica e dalla raffinatezza antiquaria, e metterne a fuoco le radici pierfrancescane, fiorentine e senesi (figg. 2-3)[4]. In quest'ottica una delle congiunture che accomuna in tempi differenti Lorenzo e Piermatteo è proprio l'attenzione verso Siena.

Gli studi sul Quattrocento senese da tempo conoscono una ricca fioritura[5], ma ancora da indagare compiutamente è la portata dell’influenza senese in Umbria e nel Lazio. A Siena e a un prestigioso committente senese è legato, lo abbiamo ricordato, Lorenzo da Viterbo; verso Siena sembra indirizzare il formato della pala dei Francescani di Terni, capolavoro di Piermatteo, con l’arco centrale più stretto dei due laterali: una tipologia senese visibile ad esempio nella pala di Asciano di Matteo di Giovanni[6] (figg. 4-5).

Tuttavia è chiaro che i poli di attrazione principali, per Lorenzo come per Piermatteo, sono Roma e Firenze, esperite in tempi e sequenze diverse dai due artisti (prima Roma per il viterbese, prima Firenze per l’amerino). Da Roma, non a caso, prende le mosse questo numero di “Predella”: dalla fondamentale quanto sfuggente attività nell’Urbe, ripercorsa e analizzata da Alessandro Angelini, di Piero della Francesca, che Adolfo Venturi considerava il padre della cosiddetta “scuola romana”, includente Lorenzo da Viterbo, Melozzo da Forlì, Antoniazzo Romano e il per lui ancora anonimo Maestro dell’Annunciazione Gardner.

La parabola di Lorenzo da Viterbo, tra Roma, la Marsica e il Viterbese (ma, come si è detto, con proiezioni toscane accertate su base sia documentaria che stilistica) è oggetto del saggio di Gerardo de Simone; il ‘giro’ di committenze degli Orsini tra Tagliacozzo, Bracciano, Pitigliano (e fino a Ghedi, in Lombardia) è seguito da Gabriele Fattorini, con uno speciale riguardo a Francesco di Giorgio; ancora al Viterbese si lega lo studio di Stefano Petrocchi sul Pastura, il più grande pittore della scuola locale sullo scorcio del Quattrocento, nel segno del Perugino.

In Abruzzo ci portano i contributi di Emanuele Pellegrini, che pubblica e commenta il taccuino diTagliacozzo di Adolfo e Lionello Venturi, e di Cristiana Pasqualetti sugli interventi di Saturnino Gatti e Francesco da Montereale, esponenti di punta del Rinascimento abruzzese, in San Domenico all’Aquila.

Tre saggi sono dedicati a Piermatteo d’Amelia: Lucilla Vignoli riflette sulla formazione e sulle opere giovanili degli anni settanta; Saverio Ricci gli attribuisce il pregevole Redentore di Orte, con ulteriori novità e precisazioni; Gigetta Dalli Regoli firma una esegesi raffinata di due rari motivi iconografici presenti nell’opera dell’artista, il germoglio e il cofanetto.

Alle “diramazioni” e “divagazioni” di un fortunato modello verrocchiesco, dalla Toscana fino in Abruzzo e in Lombardia, è dedicata la ricerca di Linda Pisani.

Ci spostiamo in Umbria con Laura Fenelli, che studia le peculiarità iconografiche di un affresco con Sant’Antonio abate e storie della sua vita di Cristoforo di Iacopo da Foligno; e con Giovanni Luca Delogu, che illustra gli affreschi inediti che decorano la chiesa di San Valentino a Casteldilago, testimonianza di una scuola spoletina del Quattrocento, ricca di maestri e intonazioni espressive.

Infine un’apertura su Venezia, le Marche e Roma, attraverso la “polifonia” lauretana di Lorenzo Lotto, narrata da Fabio Marcelli.

 

Con l’auspicio che il testimone di questo numero di “Predella” venga raccolto non solo in Italia, ma soprattutto all’estero, stimolando il dialogo internazionale tra gli studiosi. Colpisce infatti che la bibliografia su Lorenzo e Piermatteo – come su gran parte degli argomenti e artisti qui affrontati – sia prevalentemente italiana. È per questo che si è scelto di prendere a prestito da Roberto Longhi la formula del Rinascimento ‘umbratile’: declinata non nella sua accezione originaria di “goticismo ombreggiato di Rinascimento”, ma in quella di Rinascimento nascosto e periferico. Le ‘periferie’ del nostro Rinascimento esercitano ancora scarso appeal sulla storiografia artistica estera, anche in quei paesi dove nobili, gloriosi e radicati sono i Renaissance Studies. Il che è tanto più paradossale ove si pensi che la scoperta di Lorenzo da Viterbo fu merito di Séroux d’Agincourt e Rumohr, e che il primo a intuire il valore delle opere del Maestro dell'Annunciazione Gardner fu Bernard Berenson.

 

ABSTRACT: The Italian Renaissance ranks among the most studied eras in art history, yet little is known of its peripheral expressions. Such is the case of the Southern Umbria-Northern Lazio area, a cul- tural unity in the Renaissance period which saw a remarkable blossoming of artistic production. Lorenzo da Viterbo and Piermatteo d’Amelia were the two greatest local painters in the sec- ond half of the Quattrocento, though their fame spread well beyond their regional borders. The present issue of “Predella” is dedicated to them, and to various related topics/artists – touch- ing four Central-Italian regions: Abruzzi, Lazio, Marche, Umbria –, aiming to present many scholarly novelties (in terms of attributions, documents, stylistic analysis, cultural contexts, patronage, iconography) and to stimulate fur- ther research.

 

IMMAGINI

1. Piermatteo d’Amelia,
 Cielo stellato, disegno preparatorio per la volta della Cappella Sistina, 1480, Firenze, Uffizi, Gabinetto Disegni e Stampe

2. Lorenzo da Viterbo, Natività (part.), 1469, Viterbo,
 S. Maria della Verità,
 Cappella Mazzatosta

3. Piermatteo d’Amelia, Annunciazione (part.), Boston, Isabella Stewart Gardner Museum

4. Matteo di Giovanni, Pala di S. Bernardino (Pala Scotti I), 1458 c., Asciano, Museo d’Arte Sacra

5. Piermatteo d’Amelia, Madonna col Bambino e santi (Polittico dei Francescani), 1483, Terni, CAOS



*Siamo riconoscenti verso l'amico e collega Saverio Ricci con il quale abbiamo convidiso ogni tappa di questo viaggio.

[1]Piermatteo d'Amelia. Il Rinascimento nell'Umbria meridionale, a cura di Vittoria Garibaldi e Francesco Federico Mancini, Amelia – Terni, dicembre 2009 - maggio 2010. Questi i convegni di studio dedicati nel 2010 a Piermatteo d'Amelia e alla cultura figurativa rinascimentale tra l'Umbria meridionale e la Tuscia: Piermatteo d'Amelia. Alla scoperta di un artista e del suo territorio (Amelia, Palazzo Petrignani, 9 aprile 2010); Piermatteo d’Amelia nei documenti degli archivi umbri (Spoleto, Archivio di Stato, 17 aprile 2010); Un maestro rinascimentale a Castiglione (Castiglione in Teverina, Chiesa di San Rocco, 30 aprile 2010); Piermatteo d'Amelia a Vasanello. Episodi di pittura rinascimentale tra l'Umbria e la Tuscia (Vasanello, Castello Orsini, 2 ottobre 2010).

[2]La mostra di Camerino è stata curata da Andrea De Marchi e Maria Giannatiempo Lopez. La mostra di Perugia da Vittoria Garibaldi e Francesco Federico Mancini. La mostra di Fabriano da Laura Laureati e Lorenza Mochi Onori. Per gli atti dei convegni connessi a queste mostre: I Da Varano e le arti, atti del Convegno internazionale, Camerino (4-6 ottobre 2001), a cura di Andrea De Marchi e Pier Luigi Falaschi, Ripatransone 2003; Pietro Vannucci. Il Perugino, atti del Convegno Internazionale di studio 25-28 ottobre 2000, a cura di Laura Teza, Perugia 2004. I risultati del convegno Nuovi studi sulla pittura tardogotica. Intorno a Gentile da Fabriano e Lorenzo Monaco, Fabriano, Foligno, Firenze (31 maggio- 3 giugno 2006) sono stati editi in tre volumi: Nuovi studi sulla pittura tardogotica. Intorno a Gentile da Fabriano, a cura di Andrea De Marchi, Livorno 2008; Nuovi studi sulla pittura tardogotica. Intorno a Lorenzo Monaco, a cura di Daniela Parenti e Angelo Tartuferi, Livorno 2008; Nuovi studi sulla pittura tardogotica. Palazzo Trinci, a cura di Antonino Caleca e Bruno Toscano, Livorno 2009.

[3]Per le notizie su Lorenzo di veda  il saggio di G. de Simone in questo numero di “Predella”; il documento estense è stato discusso in relazione a Piermatteo da G. Agosti, Il Francesco II di Molly Bourne, in “Prospettiva”, 136, 2009, pp. 69-79, p. 79.

[4]Ulteriori confronti tra Lorenzo e Piermatteo sono stati proposti da A. Coliva, Lorenzo da Viterbo nella cappella Mazzatosta, in Studi in onore di Giulio Carlo Argan, Firenze 1994, pp. 95-121: 102-103; riflessioni sul rapporto tra i due artisti si devono anche a C. Strinati (Lo spazio e la luce in Piermatteo d’Amelia: riflessioni sulla pittura tra Roma, Viterbo e l’Umbria, in Piermatteo d’Amelia. Pittura in Umbria meridionale tra ‘300 e ‘500, Todi 1996, pp. 87-98: 87) e più di recente S. Petrocchi, Artisti viterbesi del Quattrocento a Roma: da Antonio a Lorenzo da Viterbo, in “Studi romani”, 55, 2007(2009), 3/4, pp. 355-380: 378; Id., Da Lorenzo da Viterbo a Piermatteo d’Amelia: ipotesi intorno a Nicolaus pictor alias il Maestro del Trittico di Chia, in In: “Rivista dell’Istituto Nazionale d’Archeologia e Storia dell’Arte”, serie III, 28 (60), 2005, pp. 175-192: 176.

[5]Ricordiamo le mostre principali: Painting in Renaissance Siena New York, 1988-89; Francesco di Giorgio e il Rinascimento a Siena, Siena, 1993; Renaissance Siena, Londra 2007-08; Da Jacopo della Quercia a Donatello, Siena 2010.

[6]Cfr. Matteo di Giovanni e la pala d'altare nel senese e nell'aretino: 1450-1500, atti del Convegno internazionale di studi (Sansepolcro, 9-10 ottobre 1998), a cura di Davide Gasparotto e Serena Magnani, Siena 2002. Sul tema dell’evoluzione della pala d’altare si vedano le esemplari dispense di Andrea De Marchi: A. De Marchi, La Pala d'Altare. Dal Paliotto al polittico gotico, Dispense dell'Universita degli Studi di Firenze, Corso di laurea magistrale in Storia dell'arte, Firenze 2009; A. De Marchi, La pala d’altare. Dal polittico alla pala quadra, Dispense dell'Universita degli Studi di Firenze, Corso di laurea magistrale in Storia dell'arte, Firenze 2012.

 

 
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