Breve storia, presente e (possibile) futuro di un giovane periodico
di Gerardo de Simone ed Emanuele Pellegrini
"Predella" è nata nove anni fa, nel 2001. Giunta ora al ventiseiesimo numero, è possibile, se non parlare di una storia, ripercorrere un cammino, stilare un primo bilancio della sua presenza. Sorta come rivista on line da un'idea di Gerardo de Simone con la collaborazione di alcuni specializzandi e dottorandi del Dipartimento di Storia delle Arti dell'Università di Pisa, "Predella" è stata liberamente autogestita fin dalle sue origini.
È uscita con una cadenza media di tre numeri annuali, a ideale complemento del periodico cartaceo del dipartimento, "Polittico". Laddove quest'ultimo appariva (e appare) una volta l'anno in numeri a stampa, ospitando i risultati delle ricerche (soprattutto delle tesi di specializzazione e dottorato) dei giovani studiosi del dipartimento pisano, "Predella" ha adottato una fisionomia diversa: articoli in prevalenza sintetici e mirati piuttosto che saggi corposi, legame privilegiato con l'attualità, attenzione rivolta alle arti visive ad ampio spettro, sia cronologico (dall'antichità al contemporaneo) che tipologico (dalla miniatura al cinema, dal teatro alle videoarti, dalla museologia alle tecniche artistiche), nonché alle tematiche di conoscenza e tutela dei beni culturali e agli approfondimenti interdisciplinari - incarnando così idealmente uno dei tratti fondanti del pisano Dipartimento di storia delle arti, storicamente improntato alla pluralità di attenzioni verso il linguaggio figurativo. Inoltre "Predella", pur presentando ovviamente molti contributi ‘interni', a firma dei componenti della redazione e di altri dottorandi/specializzandi pisani, si è aperta sin dai primi numeri a collaborazioni esterne, accogliendo interventi sia di studiosi affermati attivi nel panorama italiano o europeo sia di giovani colleghi afferenti ad altri atenei o istituzioni.
La composizione della redazione nel tempo è mutata, come era logico e naturale attendersi per il segnare delle tappe delle carriere dei singoli, col succedersi dei membri stabili e dei collaboratori occasionali, e in virtù del carattere meramente volontaristico dell'impegno e del lavoro profusi. Gradualmente, chi ha continuato a guidare il timone di "Predella", mantenendola viva e vitale, ha compiuto il percorso canonico specializzazione-dottorato: di conseguenza, la rivista ha cessato de facto - da tempo - di costituire un periodico di dottorandi e specializzandi tout court per diventare un organo autonomo, svincolato da appartenenze generazionali o di scuola. Pertanto ci è parso opportuno, anzi doveroso conferire una nuova veste, insieme formale e sostanziale, alla situazione attuale del periodico. Non sembrandoci giusto, né in alcun modo auspicabile, sottrarre "Predella" all'istituzione che l'ha vista nascere e che ne ha sempre garantito l'esistenza; né, men che mai, porre fine ad un'esperienza che, comunque la si voglia nel complesso giudicare, ha avuto i meriti non piccoli della continuità temporale, della ricchezza dei collaboratori e dei temi trattati - guadagnandosi nel tempo un significativo quanto diffuso apprezzamento -; per tutte queste ragioni abbiamo intrapreso la strada del rilancio, della svolta nella continuità.
Di comune accordo con il Dipartimento pisano e con il suo attuale direttore, Marco Collareta, la rivista rimarrà collegata alla sede che l'ha tenuta a battesimo, al contempo conservando e formalmente ratificando la propria indipendenza. La direzione è stata presa congiuntamente dagli scriventi, in quanto responsabili integralmente delle scelte e delle linee editoriali, dell'impostazione generale come dei contenuti specifici. Nell'ottica di una struttura più agile e versatile, ad un gruppo di collaboratori stabili – quali hanno figurato fino ad oggi, ai quali tutti esprimiamo una profonda gratitudine per il lavoro svolto, sempre a titolo gratuito – subentrerà l'insieme dei diversi collaboratori che parteciperanno di volta in volta a ciascun numero. Naturalmente giovani studiosi, borsisti, specializzandi e dottorandi (dell'Università di Pisa come di altri atenei o istituti di ricerca) continueranno a rappresentare un bacino privilegiato insieme di potenziali autori e auspicabilmente di lettori appassionati.
L'impianto della rivista, che si prevede con uscite semestrali (due numeri per anno), presenterà alcune sostanziali novità. D'ora in avanti ciascun numero sarà diviso in due parti: una di carattere monografico, costruita attorno a un tema portante e affidata a uno o più curatori che selezioneranno di volta in volta la rosa dei collaboratori (sulla scia della felice esperienza del numero speciale - n. 16 - dedicato al tema delle mostre alla fine del 2005); e una parte, definibile miscellanea, fedele alla configurazione abituale della rivista, che conserverà quel carattere di segnalazione e discussione in merito a vari aspetti della ricerca e dell'attualità storico-artistica (recensioni a libri, mostre, convegni, eventi e così via).
Il rinnovamento investe anche la grafica di "Predella": con un sentito quanto doveroso ringraziamento ai web designer che hanno generosamente offerto il proprio contributo in passato (Raffaella Pastore, dal 2001 al 2005, e Gian Luca Quinci, nei quattro anni successivi), salutiamo ora con entusiasmo Giuseppe Andrea L'Abbate, con la certezza che la veste grafica da lui ideata e realizzata incontrerà il giudizio positivo dei lettori.
Non è facile, nel panorama attuale delle riviste di settore, in Italia e all'estero, perseguire la pubblicazione di un periodico che ambisca a guadagnarsi sempre più credibilità ed autorevolezza. Molte sono le riviste specialistiche in vita - ivi comprese naturalmente quelle che hanno fatto la storia dell'arte e della critica d'arte del nostro paese nel secolo scorso - e molte le riviste nuove che si sono affacciate sulla scena negli ultimi decenni. È vero che un eccesso di edito non sarà mai deprecabile perché denota vitalità, indipendenza, iniziativa intellettuale, ma è innegabile che si incorra sempre più spesso in una sorta di ipertrofìa pubblicistica che finisce per intasare i canali del sapere e rischia, invece di chiarire i problemi, di complicarli, di sovrapporli e lasciarli insoluti, o di perdersi nell'iperspecialismo.
Due almeno sono però i motivi principali, o meglio gli obiettivi ideali che ci spingono sulla strada di continuare, rilanciandola, l'esperienza di "Predella": provare ad affermare nel complessivo panorama culturale italiano una presenza libera e autonoma che rispecchi il punto di vista delle generazioni più giovani, indipendentemente da scuole o conventicole, gerarchie ed establishment; ambire al recupero di una dimensione etica e civile della professione intellettuale, di un'idea della cultura come servitium per la società, di cui si sente un bisogno urgente nell'Italia odierna. Dunque, nel nostro piccolo, un progetto che unisca alla serietà scientifica e all'apertura metodologica un ritrovato impegno culturale e civile.
Il primo passo della ‘nuova' "Predella" è costituito da questo numero, la cui sezione tematica, ricca di contributi ed intitolata Le cornici del video, è introdotta con dovizia di argomentazioni da Sandra Lischi, che ne presenta gli autori e curatori e ne sintetizza i contenuti. Seguiranno nel corso del 2010 un numero sui Primitivi pisani "fuori contesto" ed uno dedicato alla figura di Carlo Ludovico Ragghianti.





