Predella
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n° 26, Cornici

Biennale di Venezia 2009, Focus Video: Percorso all’interno del quotidiano, la fine della narrazione

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di Marta Silvi

 

La kermesse veneziana giunta alla sua 53a edizione non sembra godere affatto di perfetta salute. Poco entusiasmo, molta prudenza e reverenziale timore hanno reso l’evento lagunare un poco sottotono rispetto alle aspettative.

Limitato lo spazio del video, sebbene non privo di spunti interessanti e di artisti degni di attenzione.

Le immagini in movimento assurgono in questo contesto a metafora letterale del “fare e dis-fare mondi” birnbaumiano, secondo una chiave di lettura piuttosto intimistica e confidenziale. Mancano spinte centrifughe che si appellino a temi e toni altisonanti, mentre si susseguono tracce e brandelli di quotidianità raccontata in forma quasi sempre antinarrativa. Padrino spirituale (forse) inconsapevole, Bruce Nauman (Fort Wayne, Indiana, 1941) nelle sue ramificazioni veneziane dei Giardini, dello Iuav e della Ca’ Foscari. Il “fare” diventa sinonimo di “raccontare”, senza filtri, senza decori estetizzanti, senza impacci.

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La Biennale: le installazioni video, il luogo di proiezione e l'oggetto film.

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di Marta Silvi

 

 

Parlare di oggetto-film e di architettonicità dello sguardo è indispensabile per spiegare la relazione che lega spazio e immagini in movimento, film e metafora filmica. La Biennale di Venezia di quest’anno e gli eventi collaterali ad essa, si prestano dunque a svolgere un ruolo chiave: accogliere e interpretare la sperimentazione dei nuovi mezzi di ricerca pur confermando lavori storici fondamentali.

Ancora una volta Nauman (Fort Wayne, Indiana, 1941) insegna e precorre. Untitled (1970/2009) è una performance ricreata in occasione della mostra e proiettata nella stessa sala della Ca’ Foscari dove è stata eseguita. La sovrapposizione e la coincidenza tra contenuto e forma crea un cortocircuito visivo: lo spettatore, che trova gradualmente confidenza nello spazio riconoscendolo, è sottoposto a uno spaesamento prevedibile. I due performer a grandezza naturale sono proiettati simultaneamente sia a terra che sulla parete di fondo mentre distesi e congiunti alle mani ruotano su un’enorme griglia a spicchi, come fossero lancette impazzite di un orologio. L’ambiente viene dunque ri-generato grazie alla proiezione che ri-produce una situazione già accaduta in quello stesso luogo conservandone le dimensioni in scala 1 a 1: la componente installativa riadatta e modifica lo statuto dello spazio che è reso un elemento performativo oltre che depositario di memoria. Il principio non è distante da quello del famoso Live/Taped Video Corridor (1969-70) dove lo scarto percettivo era dato allo spettatore dalla vista della propria immagine di spalle che si allontanava man mano che ci si avvicinava al monitor posizionato alla fine del corridoio. Nauman è un predecessore assoluto nella parabola dell’arte contemporanea che trasferisce l’impiego della videocamera all’interno dell’indagine congiunta dello spazio e dei sensi.

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Suonare le immagini. Uno sguardo sui concerti audiovisivi contemporanei

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di Sandro Morachioli

 

Il videoproiettore fa ormai parte integrante del bagaglio del musicista elettronico. Negli ultimi vent’anni, in effetti, sembra essersi codificata una forma standard del concerto elettronico: i musicisti sul palco, con computer portatili, piatti, mixer o altri strumenti, e alle loro spalle uno o più schermi su cui vengono proiettate immagini modulate in tempo reale.

Da una parte questa forma agisce su un livello diffuso e massificato. È il caso dei visuals, le immagini proiettate dal cosiddetto vj. Dalla fine degli anni ‘80, dapprima nei circuiti più alternativi della club culture, poi in quelli più commerciali delle discoteche, la figura del visual jockey rappresenta l’equivalente visivo del dj. Come il dj mescola brani musicali, così il vj manipola le immagini a tempo di musica.

 

D’altra parte però, questo dispositivo concertistico ha funzionato e funziona anche nella variegata prateria della performance audiovisiva sperimentale, sebbene qui sia stato spesso e volentieri messo in discussione. Siamo nel territorio del cosiddetto Live Media, all’incrocio tra suono elettronico e immagine video, in stretta risonanza con un contesto più ampio di arte audiovisiva digitale che comprende installazioni, DVD, Sound Art, forme di architettura e spazializzazione sonora. I concerti audiovisivi sperimentali si svolgono soprattutto all’interno di festivals – in Italia su tutti il Netmage di Bologna e Dissonanze di Roma, attivi dal 2000 - e circuiti espositivi (tra cui anche grandi istituzioni museali, come la Tate di Londra).
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