di Saverio Ricci
A Terni Federico Zeri era di casa. Le sue memorabili “incursioni” in Umbria, dalle prime esplorazioni negli anni Cinquanta fino all'ultimo faticoso viaggio che intraprese dopo il terremoto del 1997, erano motivate in parte dai suoi interessi di ricerca; per altra parte erano spinte dal richiamo dei piaceri della tavola, della quiete della campagna collinare umbra, dal panorama lussureggiante, così vicino eppure così diverso da quello che scorgeva affacciandosi dal suo rifugio di Mentana. A Terni, Zeri s'era spinto per studiare alcuni dei suoi amati anonimi maestri di provincia, “minori” solo perché destinati spesso a rimanere senza nome1. Tra questi meritano di essere ricordati almeno il trecentesco “Maestro della Dormitio di Terni”, il “Maestro di Narni del 1409” e Bartolomeo di Tommaso da Foligno, che nella chiesa di San Francesco (da qualche anno proclamata santuario per via del primordiale e duraturo radicamento del francescanesimo nel Ternano) lasciò il suo ciclo più importante, una delle più alte e integre testimonianze della pittura ad affresco umbra del primo Quattrocento [Fig. 1].





